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I luoghi del racconto del Mediterraneo (treccani.it)

A Berlino, nel cuore di Kreuzberg, una volta 
quartiere di frontiera e oggi centro 
nevralgico (multi)culturale e artistico 
della capitale tedesca, 

in uno degli angoli dello Skalitzer Park, si trova Bulbul Berlin. In arabo bulbul vuol dire usignolo ma, soprattutto nei paesi del Vicino Oriente, è anche un cognome molto diffuso e, in questo caso, è quello di uno dei suoi fondatori. Il Bulbul è un caffè e un circolo culturale gestito da giovani palestinesi e libanesi che ospita eventi, musica e molto altro.

Soprattutto, il Bulbul è diventato il punto di ritrovo per una giovane generazione di artisti, intellettuali, ricercatori, giornalisti, attivisti, per lo più libanesi, siriani e palestinesi che hanno eletto Berlino come luogo d’accoglienza in quella che, probabilmente, è la più grande diaspora che il mondo arabo contemporaneo abbia mai conosciuto.

Se ci si muove appena tra questi circoli ci si rende conto di come il centro del Mediterraneo ‒ in arabo al-Bahr al-Abyad al-Mutawassit, il “Mar Bianco di Mezzo” ‒ si sia spostato decisamente più a nord, a testimonianza di quanto i confini, le barriere geografiche e culturali siano labili, semplici tentativi di banalizzare una realtà che è molto più complessa e in continuo movimento.

Hanno scelto Berlino la scrittrice palestinese Adania Shibli per la quale il “Muro” è una realtà ancora estremamente viva nei paesaggi della sua terra d’origine, oltre ad alcuni scrittori egiziani, la cui interessante narrativa distopica racconta l’abisso in cui è sprofondato l’Egitto di al-Sisi. Hanno scelto Berlino, ancora, i libanesi Mazen Kerbaj, comic artist e musicista jazz, e l’attore e drammaturgo Rabie Mroue … leggi tutto

Piketty contro la censura della Cina «Stalin e Mao? Un disastro» (corriere.it)

di Stefano Montefiori

L’economista non accetta tagli al suo saggio 
che sarà cestinato; «A mio parere questa 
censura illustra il nervosismo crescente 
del regime cinese

«Il fatto che il post-comunismo nella sua variante russa come in quella cinese e in certa misura est-europea sia diventato in questo inizio del XXI secolo il migliore alleato dell’iper-capitalismo è la conseguenza diretta dei disastri comunisti staliniani e maoisti, e del conseguente abbandono di qualsiasi ambizione egalitaria», scrive Thomas Piketty a pagina 22. «Da eliminare», dicono alla casa editrice cinese Citic Press.

«Le risposte del regime cinese si basano su una opacità e una centralismo che appaiono poco adatti a una regolazione efficace delle diseguaglianze prodotte dalla proprietà privata», aggiunge Piketty a pagina 674. Altro passaggio da eliminare.

E a pagina 739, anche il giudizio definitivo — «La democrazia irreggimentata alla cinese è ben lungi dall’avere dimostrato la sua superiorità sulla democrazia all’occidentale, in particolare per via della mancanza flagrante di trasparenza» — va tagliato, sostiene l’editore cinese, assieme a un’altra ventina di frasi del nuovo best-seller Capitale e ideologia (edito in Italia dalla Nave di Teseo), successore del fortunato Il capitale nel XXI secolo (sei milioni di copie vendute nel mondo).

L’autore si rifiuta di cancellare anche una riga, e quindi il suo volume in Cina non apparirà … leggi tutto

Bradbury: quando i marziani abitavano al 10265 di Cheviot Drive (doppiozero.com)

di Claudio Castellacci

Cento anni fa, il 22 agosto 1920, nasceva a Waukegan, Illinois, lo scrittore Ray Bradbury.

Lo celebriamo con questa intervista inedita tratta dal libro di Claudio Castellacci Los Angeles: alle radici della cultura pop, di prossima pubblicazione.

«Vuole parlare di futuro? Di città? Di Los Angeles? Le città sono il mio argomento preferito». Raymond Douglas Bradbury, meglio conosciuto come Ray Bradbury, guardò scettico il registratore. «Funziona?». Sì, funziona. «Bene». Si alzò dalla poltrona in soggiorno e si avviò verso una porta che, scoprirò, conduceva in un altro mondo, sorta di interno di astronave da dove potevi partire per un viaggio tra le stelle.

L’accesso al sancta sanctorum del più eclettico fra gli scrittori di fantascienza di tutti i tempi (o come diceva lui “scrittore di idee”, perché «La fantascienza è la scienza del possibile, io invece scrivo l’impossibile») era dal pianerottolo d’ingresso: si scendevano dei gradini, si apriva una porta e si era a livello terra – nel senso letterale: di terra battuta.

«Faccia attenzione alla testa». Non fa in tempo a finire che un’astronave di plastica (poi, a un più attento esame, si rivelerà essere un modellino del Nautilus di Jules Verne: lo scrittore era uno dei suoi miti) mi centra in fronte e subito dopo mi ritrovo a fissare gli occhi strabici di due mostri spaziali che anche loro dondolano dal pavimento. Sì, dal pavimento, perché qui il soffitto non era altro che il pavimento del piano terra di casa Bradbury, al 10265 di Cheviot Drive, una costruzione tipicamente losangelina, di un divertente e solare color giallo, dove lo scrittore viveva da cinquant’anni.

Oggi la casa non esiste più. Alla sua morte le figlie l’hanno messa in vendita ed è stata acquistata da un noto architetto locale, tale Thom Mayne, che, nonostante le proteste, ha pensato bene di raderla al suolo, di farcire di cemento il poco terreno disponibile e di arredarla esternamente con delle lamiere tempestate da buchi in stile groviera … leggi tutto

Linda Polman: l’Europa che respinge i migranti fa come con gli ebrei in fuga dai nazisti (globalist.it)

Un saggio della giornalista olandese, 
“Gente di nessuno”, contesta le politiche 
di respingimento e ricorda il tragico 
precedente delle democrazie verso chi 
voleva scappare dalla Germania hitleriana

“Nel 1938 la giustificazione che si diedero le liberaldemocrazie nel non accogliere gli ebrei in fuga dalla Germania è che questo avrebbe aumentato l’antisemitismo anche nel loro Paese.

Qualche anno dopo, scoprirono che il problema dell’Europa non erano gli ebrei in fuga ma i nazisti che li volevano sterminare. La stessa cosa accade oggi. Il problema dell’Europa, oggi come ieri, non sono i migranti, ma i fascisti. Chissà se ce ne accorgeremo in tempo”. Lo ha detto la giornalista olandese Linda Polman in un’intervista a Francesco Cancellato pubblicata il 30 luglio scorso dal sito Fanpage. Vale riprendere quel concetto, chiarissimo, per dare notizia del suo saggio tradotto di recente da noi,

Gente di nessuno. Rifugiati e migranti in Europa dal 1938 a oggi (Luiss University Press, pp. 272, euro 20, traduzione di Olga Amagliani, prefazione di Francesca Mannocchi) secondo l’Espresso descrive nitidamente la crisi dell’Europa davanti a rifugiati e migranti, dove “dalle politiche inadeguate o non sufficienti agli scontri tra Stati sulle politiche migratorie, gli stranieri diventano il più critico banco di prova della tenuta europea”.

Il riferimento al 1938 è illuminante. In quell’anno dal 6 al 15 luglio si tenne la Conferenza di Evian, nel paesino francese di Evian-les-Bains: la convocò Franklin D. Roosvelt, l’allora capo della Casa Bianca a Washington, parteciparono Paesi come Francia, Olanda, Gran Bretagna, l’argomento era la gestione delle migliaia di ebrei in fuga dalla Germania nazista e la risposta fu un “no”.

Il motivo lo rese palese il primo ministro olandese Hendrikus Colijn al New York Times, il 16 novembre 1938: a suo dire i Paesi Bassi come altri Stati non potevano accogliere ebrei senza porre freni perché c’erano già “le radici dell’antisemitismo” e “un’ammissione arbitraria non farebbe altro che sconvolgere il clima dominante di carità e buona volontà” … leggi tutto

Con Iduma uno sguardo sconosciuto e poetico sull’Africa contemporanea (illibraio.it)

di

“Lo sguardo di uno sconosciuto” racconta il 
viaggio intrapreso da Emmanuel Iduma, nigeriano 
classe ’89, enfant prodige della letteratura 
africana. 

L’autore si sofferma sulle contraddizioni e la varietà dell’Africa. Ma il suo libro può anche essere letto come un saggio sull’arte della fotografia, senza dimenticare l’elemento politico – L’approfondimento

“Quando gli racconto la nostra missione – un viaggio via terra da Lagos a Sarajevo, lungo la costa – dice che è felice che non passiamo per il deserto. Nel deserto, ci spiega, ci sono molti luoghi di sepoltura. […] Nel deserto, la morte non significa nulla”.

Emmanuel Iduma si può considerare senza remore un enfant prodige della letteratura africana, nato in Nigeria nel 1989 da un predicatore e da una maestra, ha studiato dapprima legge per poi finire ad insegnare nell’Art writing program della School of Visual Art di New York. Nel 2008 ha fondato un magazine letterario, Saraba, che ha l’obiettivo specifico di dare spazio a scrittori africani, e nel 2017 è arrivato addirittura a curare il padiglione nigeriano alla Biennale di Venezia.

In questo percorso di vita così intricato Iduma ha trovato il tempo di intraprendere, neanche trentenne, quello che si potrebbe definire un grand tour dell’Africa – da Dakar a Doula, da Bamako a Benin, da Khartum a Casablanca – che inizialmente sarebbe dovuto terminare a Sarajevo, ma che si è interrotto molto prima. Da questa esperienza è nato il suo secondo libro: Lo sguardo di uno sconosciuto, pubblicato in Italia da Francesco Brioschi Editore e tradotto da Gioia Guerzoni, che racchiude in 77 brevi capitoli, delle vere e proprie fughe letterarie, l’esperienza vivida dello scrittore a contatto con il continente che gli ha dato i natali … leggi tutto

Le città visionarie di Roberto Arlt (che-fare.com)

di Alessandro Gianetti

L’acquaforte è prima di tutto una tecnica 
incisoria indiretta, ed è naturale che lo 
scrittore che intitoli così un proprio testo 
intenda rimandare all’espressione 
calcografica preesistente. 

Prima di analizzare le acqueforti scritte da Roberto Arlt su Buenos Aires e diverse città dell’Andalusia e del Marocco settentrionale, conviene pertanto analizzare le caratteristiche del loro modello, le acqueforti incise con acido nitrico (in latino aqua fortis) su una lastra di zinco o di rame protetta dalla cosiddetta “vernice all’asfalto”, usando una punta d’acciaio più o meno stondata.

È una tecnica in bianco e nero che gli armaioli arabi usavano per decorare i calci e le impugnature delle loro armi, diffusa nel Medio Evo e ampiamente sviluppata da Albrecht Dürer, fu perfezionata dal Parmigianino nel Cinquecento.

Diffusasi in tutta Europa grazie alla libertà che concedeva all’artista inesperto, a differenza di altre tecniche che richiedevano un lungo tirocinio, l’acquaforte raggiunse il suo apogeo con Rembrandt, che ne incise oltre trecento.

Solo nel VIII secolo, tuttavia, oltre al paesaggio e alla veduta, gli incisori di acqueforti cominciarono a inserire riferimenti (acidi, per l’appunto) ai contrasti sociali che caratterizzavano il loro tempo, a usarle insomma per dire anche altro … leggi tutto