Chicco Testa, il manager con la politica nel cuore, ha la storia e la stoffa per analizzare le derive della sinistra di oggi senza cedimenti. Non manda giù l’adesione di Bettini alla manifestazione dei Cinque Stelle del 5 aprile.

Bettini sarà in piazza con Conte. Disvela la tentazione di Schlein? Che piazza sarà quella di sabato?

«Diceva Churchill: “Potevate scegliere fra la guerra e il disonore. Avete scelto il disonore e avete avuto la guerra”. Solo che peggio della Guerra ci sono la perdita della libertà e il disonore. La piazza di sabato sarà la piazza del disonore. Un fantasma emerso dal pacifismo filosovietico degli anni Cinquanta».

Ma come legge l’adesione alla manifestazione contiana annunciata dall’intervista di Bettini ?

«Ciascuno deve decidere da che parte sta, dice Bettini. Ma a quale scopo? È evidente che il campo largo è privo di ogni idea fondante che non sia l’assistenzialismo a carico della spesa pubblica. I disastri combinati da Conte come premier peseranno sui conti italiani per anni. Il campo largo serve solo per cercare di vincere le elezioni. Ma governare è un’altra cosa e non è partendo da una certa cultura dell’antagonismo minoritario che ci arrivi. Per il momento il Pd è riuscito a isolarsi anche dai socialisti europei e a lasciare nelle mani di Giorgia Meloni tutte le carte. Quelle della relazione con gli Usa ma anche quelle delle relazioni con l’Europa. Ursula von der Leyen ha ben capito come stanno le cose in Italia e mantiene con il governo un rapporto stabile e collaborativo. A palazzo Chigi hanno stappato champagne di prima mattina dopo avere letto quell’intervista di Bettini sul Domani».

Il Pd adesso deve scegliere, starà con Bettini e Di Battista o con Picierno e Von der Leyen? Non vogliono fare un congresso ma forse una scelta di campo ora va fatta.

«Non la faranno. Continueranno con l’ambiguità, con concetti vaghi e non sottoponibili a nessuna prova di autenticità. Tipo: la difesa comune europea senza armi. Bettini è uno specialista di questo tipo di linguaggio sentimentale privo di razionalità che confligge continuamente con il principio di non contraddizione».

Bettini indica due Europe: una aperta ai Brics e una chiusa in protezione. Dice Maurizio Molinari: dietro a queste letture ci sono i nuovi euroscettici, c’è la sinistra che non ama l’Europa. È d’accordo?

«È straordinario come il Pd che ha fatto dell’Europa negli anni passati un pilastro inattaccabile della sua visione del mondo alla prima prova seria e importante scarti di lato. L’Europa del Pd è solo un’erogatrice di denari senza responsabilità. Mentre invece è chiaro che l’assunzione di maggiori responsabilità anche nel campo della difesa ne aumenta la coesione e la responsabilità».

Quale deve essere secondo lei il processo di eurodifesa, si deve partire dal riarmo delle singole nazioni in sinergia funzionale tra i sistemi?

«Comincerei con il rafforzamento della gamba europea della NATO. Nonostante Trump non possiamo assolutamente buttare a mare il nostro rapporto con gli USA e con l’alleanza militare che c’è e che si chiama NATO. Dobbiamo essere grati a De Gaspari per la scelta atlantica e a Berlinguer che purtroppo con molto ritardo confermò quella stessa scelta».