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Cosa accadde a Napoli dopo l’epidemia di colera del ’73 (napolimonitor.it)

di luca rossomando

I primi casi in provincia di Napoli si registrano 
il 28 agosto 1973 quando all’ospedale Maresca di 
Torre del Greco muoiono due donne. 

Il giorno dopo i morti sono sette. Quando le autorità si decidono a nominare la parola “colera”, l’epidemia è già nella sua fase acuta.

Vengono istituiti centri di vaccinazione nei luoghi più disparati, dal palazzetto dello sport ai locali della base Nato, dalle sedi di partiti e gruppi politici ai locali dell’ufficiale sanitario del Comune. Si registrano proteste e incidenti, motivati in gran parte dalla lentezza delle operazioni, dalla mancanza dei medici o del vaccino, dalla sensazione diffusa nei quartieri popolari di ricevere un trattamento meno efficiente rispetto ad altre zone della città. In molti quartieri un ruolo di supplenza viene svolto dai militanti del Pci e da quelli dei comitati di base e dei centri sanitari autogestiti.

L’origine dell’epidemia viene subito attribuita all’importazione illegale di mitili dalla Tunisia (paese dove il colera è comparso nel mese di maggio) e in breve tempo il consumo di cozze diventa il principale imputato della diffusione della malattia. Il 30 agosto ne viene vietata la vendita. Tra il 4 e il 6 settembre, cinquecento carabinieri in assetto antisommossa, coadiuvati da mezzi della Marina militare, distruggono gli allevamenti di mitili del Borgo Marinaro, scatenando la reazione dei piccoli coltivatori e delle loro famiglie

I primi casi in provincia di Napoli si registrano il 28 agosto 1973 quando all’ospedale Maresca di Torre del Greco muoiono due donne. Il giorno dopo i morti sono sette. Quando le autorità si decidono a nominare la parola “colera”, l’epidemia è già nella sua fase acuta.

Vengono istituiti centri di vaccinazione nei luoghi più disparati, dal palazzetto dello sport ai locali della base Nato, dalle sedi di partiti e gruppi politici ai locali dell’ufficiale sanitario del Comune. Si registrano proteste e incidenti, motivati in gran parte dalla lentezza delle operazioni, dalla mancanza dei medici o del vaccino, dalla sensazione diffusa nei quartieri popolari di ricevere un trattamento meno efficiente rispetto ad altre zone della città. In molti quartieri un ruolo di supplenza viene svolto dai militanti del Pci e da quelli dei comitati di base e dei centri sanitari autogestiti.

L’origine dell’epidemia viene subito attribuita all’importazione illegale di mitili dalla Tunisia (paese dove il colera è comparso nel mese di maggio) e in breve tempo il consumo di cozze diventa il principale imputato della diffusione della malattia. Il 30 agosto ne viene vietata la vendita … leggi tutto

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