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Bologna. Cosa succede in città (corriere.it)

di Olivio Romanini

Non è facile essere nei panni del sindaco 
Matteo Lepore in questi giorni e più in generale 
non è facile essere nei panni di nessun 
sindaco d’Italia. 

Ed è molto probabile che, conti alla mano, il primo cittadino non avesse davvero alternative alla stangata decisa sui biglietti dei bus e sulle tariffe per la sosta delle auto.

Di sicuro non si può accusarlo di non avere coraggio e di non essere disposto a fare scelte impopolari ma certo a unire tutti i puntini si sta creando un contesto difficile in città. «Se avesse anche un’opposizione — è una battuta un po’ cattiva che circola in queste ore — non potrebbe permettersi queste scelte».

Proviamo a unire i puntini: la Città 30, anche se di fatto è una specie di suggerimento amichevole ad andare piano e nessuno viene più multato, ha un fronte di sostenitori ma ha prodotto anche una fortissima opposizione in città. I disastri provocati dalle alluvioni, e qui naturalmente il sindaco non può avere alcuna responsabilità, hanno creato sacche di esasperazione e di impotenza tra i cittadini che ne sono stati colpiti.

I cantieri cambieranno il volto della città ma intanto l’asfissiano e non c’è giorno in cui non ci sia una notizia di un’attività che chiude (non sempre c’entrano i cantieri).

La stangata sui costi del bus e sulla sosta in periferia e in centro si accompagna alle nuove regole penalizzanti per l’ingresso in città delle auto ibride e, soprattutto, segue altri due aumenti: quello delle rette degli asili nido per le famiglie con un Isee superiore a 23.500 euro (ricordatevi questo numero) e quello delle tariffe dei taxi, aumentate del 16%.

Questo insieme di elementi, che in passato abbiamo chiamato febbre della città, e che in parte è una conseguenza diretta del suo sviluppo e del suo successo, si completa poi drammaticamente con altri elementi: i costi delle case sia da comprare che da affittare e più in generale con i prezzi della città. A chiudere il cerchio è arrivata poi l’esplosione del turismo che è stato una benedizione ma che ha dato molto a pochi e ha tolto molto a tanti.

Gli addetti ai lavori dicono che non c’è un fenomeno di overtourism ma, di sicuro, basta prendere un caffè o avventurarsi in un ristorante del centro per sperimentare lunghe file o prezzi folli, a volte entrambe le cose. Torniamo a quei 23.500 euro di Isee e alla classe media. Per le regole fiscali, in un Paese dove non tutti pagano le tasse o dove le paga solo qualcuno, è una soglia di benessere tale da poter subire gli aumenti delle rette dei nidi.

Ma è chiaro che non è così, vien quasi da sorridere: chi vive in una città come Bologna sa benissimo che quella non è una soglia di benessere. Il problema è gigantesco e non è nelle mani di un sindaco o di un’amministrazione ma è chiaro che questa tornata di aumenti rischia di alimentare la convinzione che Bologna sia ormai una città dove si fa fatica a vivere.

Si rischia che prima o poi il tappo salti e basta parlare con un commerciante per sapere che la crisi dei consumi c’è già: viene solo mascherata dall’ingente arrivo dei turisti. Dietro le scelte del sindaco c’è appena accennato il tema enorme dei fondi da accantonare per il cambiamento climatico e l’inizio di un cambio di paradigma, ma questo è un tema da medio-lungo periodo.

Bologna è una città straordinaria, ricca di opportunità e per viverci si paga un prezzo; però nel breve periodo qualcuno dovrà cominciare a pensare anche a una ipotetica giovane coppia della classe media che ogni giorno sta in coda in macchina tra cantieri e Città 30 per accompagnare i figli al nido (che costa di più) e poi per andare al lavoro, sperando di non dover parcheggiare la macchina sulle strisce blu, che costerebbe di più.

La giovane coppia potrebbe andare in autobus in centro nel weekend (e pagherebbe di più) per andare a mangiare una pizza che paga molto di più. Se poi un giorno volesse andare in centro con i figli, impresa abbastanza ardua, e decidesse di chiamare un taxi lo pagherebbe di più. Sempre a trovarlo. C’è solo da sperare che quella giovane coppia non abiti in una zona alluvionata, perché avrebbe altri pensieri.

Ma prima o poi quella famiglia potrebbe farsi una domanda: perché devo continuare a vivere qui?

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