«Un sindaco si confronta con il voto, a questo
e basta deve fare riferimento»
Così Giovanni Diamanti di Youtrend
Il presidente di Youtrend e professore universitario: «Un sindaco si confronta con il voto, una platea molto diversa da quella di chi esprime la propria opinione nelle arene virtuali. Serve mantenere una mobilitazione costante»
«Un sindaco si confronta con il voto, a questo e basta deve fare riferimento. Viene eletto e confermato così, la platea di chi vota è molto diversa da quella di chi esprime la propria opinione sui social».
Giovanni Diamanti, presidente di Youtrend e docente di Marketing politico all’Università di Padova, è stato la mente di molte tra le campagne elettorali che, a livello amministrativo, hanno portato la vittoria il centrosinistra anche in territori non propriamente favorevoli.
Conosce bene, dunque, la vita del sindaco e le sue difficoltà. A lui bisogna chiedere della condizione ambivalente di Matteo Lepore, sempre rinfrancato dal voto (Europee o Regionali, Bologna resta un fortino) ma sempre più bersagliato tra cantieri, aumento delle tariffe e crisi abitativa.
Giusto per citare qualche capitolo critico. «Sento la vicinanza delle persone, non posso non notare però che c’è una polarizzazione tipica di tutte le città. C’è tanta disinformazione, una macchina del fango che ha l’obiettivo di colpire le città democratiche», ha detto il sindaco nella sua intervista al Corriere.
C’è il voto a favore e poi c’è il contesto digitale che non lo perdona. Come convivono questi due mondi?
«Sono infinitamente diversi perché, anche se si restringe il bacino di chi partecipa, la quantità di chi va a votare resta molto superiore. Si torna a un concetto antico, la maggioranza silenziosa: chi fa rumore non è per forza maggioranza, i social evidenziano quest’elemento decenni dopo».
Cosa deve fare un sindaco?
«Votano sempre meno persone quindi è importante imparare a mobilitare i propri elettori non solo per il voto. Tra gli obiettivi della comunicazione politica inizia a esserci sempre di più la necessità di creare una mobilitazione durante il mandato e non solo nel periodo elettorale».
«Chi sta all’opposizione è costantemente mobilitato, è più facile attivarsi quando si è all’opposizione, è più facile urlare contro che a favore. Bisogna ripensare le strategie della comunicazione durante i mandati di chi governa».
Insomma bisogna fare campagna elettorale anche fuori dal momento della campagna elettorale?
«Esatto, la comunicazione permanente è una teoria del 1980. Ma più che comunicare, oggi il tema è mobilitare in modo permanente. Trump lo sta facendo, anche Obama lo fece. Poi è chiaro che non sono modelli per tutti».
Ma conviene avere sempre un certo livello di tensione anche in un Comune?
«Dipende da cosa vuole dire tensione. La capacità di mobilitare è una cosa, la polarizzazione è un’altra. Trump polarizza, Obama meno ma questo non vuole dire che non mobilitasse».
Lepore parla di «una macchina del fango che colpisce le città democratiche»-
«Non so se ci siano gruppi organizzati. Di certo, chi sta all’opposizione si mobilita più facilmente, ora lo deve fare anche chi governa».
Ma così un sindaco non rischia di essere divisivo?
«Io non lo vedo come fenomeno che polarizza, ma semmai strumento di partecipazione. A me la politica fatta per dividere non piace. Penso che chi amministra abbia dei doveri in più rispetto a un leader di partito. Un sindaco deve rappresentare la comunità in modo più ampio».
Non conviene governare polarizzando il consenso?
«Non si può vivere di sola polarizzazione, chi lo fa può sfondare nel breve termine ma non dura in eterno».
I sindaci finiscono sempre sotto accusa
«È cosi da sempre. Sono i più vicini ai cittadini e l’elezione diretta ha moltiplicato il fenomeno. Poi chiaramente rispetto al 1993 non ci sono più filtri, è più facile contattare un sindaco e attaccarlo».
«Non sopporta le critiche. Fa un autogol»
«Il sindaco è bravissimo a fare anche il nostro lavoro» si lasciano sfuggire da Fratelli d’Italia dopo l’intervista al Corriere nella quale Matteo Lepore ha accusato «la macchina del fango» sui social per colpire le città a guida democratica.
«Ho visto un sindaco molto sulla difensiva, impegnato a replicare alle critiche – dice Lanfranco Massari di Forza Italia-. Percepisce che c’è molta delusione anche tra chi l’ha votato. La macchina del fango? Chi è causa del suo mal..la verità è che se la prende con chi critica». Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Lega.
«Trovo surreali le affermazioni del sindaco, un vittimismo che non rispecchia la realtà – dice il consigliere comunale, Matteo Di Benedetto -. Mi pare che Lepore non sopporti le critiche. Forse è abituato a essere circondato da persone che gli dicono sempre di sì. Sui social i bolognesi possono scrivere che non sono d’accordo con gli aumenti e con la paralisi della città, dovuta ai troppi cantieri».
Critiche anche dalla sinistra di Potere al Popolo: «Lepore detta la linea alla sua maggioranza: a Bologna si sta tutti bene, sul Passante si continua a collaborare con Salvini e le critiche emergono perché ci sarebbe un’opera di disinformazione sui social orchestrata contro le città “progressiste”. Uno sfoggio di arroganza».