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La sapienza del corvo (doppiozero.com)

di Marco Belpoliti

Tutta la storia della civiltà umana si è sviluppata 
sotto l’occhio attento dei corvi. 

Dovunque i nostri antenati sono andati, dall’Africa verso l’area continentale europea o varcando lo stretto di Bering per scendere in quelle terre poi chiamate America, i corvi erano già lì. Avevano seguito i carnivori e gli animali di cui questi si nutrivano. I corvi sono onnivori come gli uomini, e tuttavia manifestano una spiccata preferenza per la carne e, poiché non cacciano, seguono i cacciatori, animali o uomini che siano, per nutrirsi dei resti del pasto altrui.

Cinque o sei milioni di anni fa, gli antenati dell’Homo sapiens, ancora molto simili alle scimmie, erigendosi in piedi attraversarono il territorio africano in cerca di nuovi spazi. Probabilmente seguivano grandi mammiferi oggi estinti, che si trasferivano progressivamente verso Nord: mandrie enormi di megaloceri, grandi cervi scomparsi, di uri, bovini estinti, e di mammut, gli unici ancora noti forse proprio per la loro parentela visiva con gli elefanti. Nel lasso di tempo che va dall’Oligocene al Miocene, tra ventotto e sette milioni di anni fa, gli antenati dei corvi, che vivevano nelle foreste tropicali, si divisero in varie specie e si disseminarono su tutta la superficie della Terra.

Secondo Josef H. Reichholf, biologo, interessato ai corvi, autore nel 2009 di un volume dedicato alla storia della intelligenza di questi animali, e insieme alla loro persecuzione da parte degli umani, ritiene che nel passaggio dalla giungla agli spazi aperti, diventati poi sede della rivoluzione agricola, esista un parallelismo tra l’uomo e il corvo, da cui nascerebbe la complessa relazione che ci lega ancora oggi a loro.

Verso questi volatili gli esseri umani hanno sempre manifestato una forte ambivalenza: da un lato, sono attratti da loro, mentre dall’altro non gli piacciono davvero sino in fondo, salvo qualche rara eccezione. Pur avendoli sempre intorno, com’è oggi evidente nelle città, dove i corvidi si sono trasferiti in massa per nutrirsi dei nostri avanzi, gli umani provano una sorta di ancestrale timore.

L’ha colto molto bene Alfred Hitchcock parecchi anni fa con Gli uccelli (1963), film basato proprio sui pregiudizi e le paure che i corvi suscitano in noi umani. Questi uccelli ci stanno vicini, ci osservano, ci spiano, ma si tengono a debita distanza. Del resto, loro dominano un elemento che noi non controlliamo. Volano e sono molto intelligenti, e soprattutto non addomesticabili come altri animali che ci stanno intorno sin da epoche remote: il cane o il gatto.

Nelle grotte di Lascaux, datate circa 17.000 anni fa, è raffigurata una scena ancora oggi misteriosa: un uomo-uccello, dalla testa di corvo e un pene in erezione, è a terra; forse è stato colpito da un animale, un bisonte; in primo piano c’è un uccello da cui promana una linea che scende verso il basso … leggi tutto

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