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Carlo Ginzburg: scrivere di storia significa “Tartufi per tutti” (doppiozero.com)

di Pan Wenije

Microstoria

Lei ha scritto di essersi imbattuto nei documenti poi utilizzati nel libro Il formaggio e i vermi mentre stava lavorando a I benandanti, e di non aver pensato a quei documenti per alcuni anni prima di cominciare a scrivere il libro. Perché si è interessato alle vicende di un personaggio minore come quello?

All’inizio della ricerca che poi confluì nel libro I benandanti trovai un documento scritto da un inquisitore al principio del ‘700: un elenco “dei primi mille processi celebrati dall’Inquisizione in Friuli”, una regione situata al confine nord-orientale dell’Italia. Ogni processo menzionato nell’elenco era accompagnato da un riassunto di poche righe.

Cominciai a ispezionare l’elenco, che comprendeva processi contro eretici, streghe e così via, cercando benandanti (i protagonisti di quello che sarebbe diventato il mio libro) – e tutt’a un tratto m’imbattei nel riassunto di due processi contro un contadino [si chiamava Domenico Scandella] che sosteneva che il mondo era nato dalla materia putrefatta.

In altre parole, mi trovai di fronte a un riassunto di poche righe, non alla documentazione che analizzai successivamente: un particolare minimo, che però getta qualche luce sulla traiettoria di ricerca che mi portò a scrivere Il formaggio e i vermi. A questo punto sorge inevitabilmente una domanda: perché, tra mille riassunti di processi, la mia attenzione venne attratta proprio da quelle poche righe, che trascrissi immediatamente su un foglietto di carta?

Retrospettivamente, penso che fui colpito da tre elementi: a) la tesi anomala formulata dal contadino; b) il possible nesso tra quella tesi e uno strato sconosciuto di materialismo contadino; c) un’associazione fulminea (e gratuita) che mi attraversò la mente, tra la tesi di quel contadino sull’origine del mondo e un pannello del famoso polittico (oggi a Colmar) eseguito all’inizio del ‘500 da Matthias Grünewald … leggi tutto

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