di Paolo Mieli
È un’illusione che l’emergenza possa finire in due settimane, mentre è evidente che l’allarme è stato sottovalutato ovunque e sarebbe dannosissimo riaprire tutto per poi richiudere
Nel mondo siamo ormai al milione di contagi. Un milione e già sappiamo che non ci fermeremo qui. Metà della popolazione dell’orbe terracqueo è chiusa dentro casa. L’Italia ha il record di morti (13.915). Insidiata dalla Spagna che ha superato quota diecimila. A Bologna è spirato il primo detenuto, ricoverato in ospedale.
In Cina si sono registrati scontri sul ponte del fiume Azzurro con agenti dello Jiangxi decisi ad impedire il transito a viaggiatori provenienti dallo Hubei in cui è stata appena dichiarata la fine del blocco. Contemporaneamente è stata messa in isolamento una contea dello Henan confinante con lo stesso Hubei. A Hong Kong scatta la seconda quarantena dopo che il virus è riapparso anche a causa (sostengono fonti ufficiali) del mancato rispetto delle distanze di sicurezza nei ristoranti.
In mezzo a queste notizie scelte tra le migliaia che da oltre un mese ci raggiungono giorno dopo giorno, colpiscono in modo particolare quella del decesso dell’uomo ricoverato in stato di detenzione e quella della seconda quarantena di Hong Kong. La prima perché è la spia di un problema irrisolto per eccesso di rigidità ideologica … leggi tutto